Raymond Kopa e il giorno in cui morì un minatore e nacque un Campione

Se provassi, hic et nunc, a chiedere ad appassionati, o presunti tali, di calcio di dire i 30 calciatori  a loro dire più forti di tutti i tempi sono sicuro che difficilmente il nome di  Raymond Kopaszewski verrebbe fuori.

Così come difficilmente sentirei il nome di Adolfo Pedernera, che Di Stefano indicò più grande di lui stesso e di Pelè, di Laszlo Kubala, sempre per Di Stefano più completo tecnicamente di O’Rey, e difficilmente sentirei il nome di altri maestri della pedata come Andrade o Leonidas. Ma l’elenco sarebbe lungo.

Raymond Kopaszewski è conosciuto come Kopa.

Il mondo del calcio ha seriamente rischiato di non vedere la minuscola figura, era alto poco più di un metro e sessanta, di Raymond Kopa. E sarebbe stato un mondo decisamente più brutto, meno allegro, almeno nel mondo del calcio.

Come si può ben intuire dal nome, Kopa, classe 1931, era di origini polacche.

Aveva 17 anni, si sentiva portato per il calcio, ma bisognava mangiare. E allora lavorava in una miniera. 
Aveva sempre 17 anni quando un suo fraterno amico morì, travolto da una frana.
Quel giorno morì un minatore e nacque un campione.
Quel giorno buttò via gli attrezzi da minatore dicendo: “Non vi impugnerò mai più”.
La madre fu con lui.
Meglio digiuni che senza l’affetto di un figlio.
Poco dopo arrivò secondo in una gara di rigori (lo so, che razza di gara!!) e fu notato dai dirigenti della SCO Angers.
Tecnicamente dotatissimo, Kopa si affermò ben presto e tempo due anni eccolo approdare al ben più prestigioso Stade Reims  

Così fu. Raymond Kopa divenne non solo un calciatore, ma un autentico fuoriclasse.

Il mondo scoprì quel geniale centravanti brevilineo, tutto finte e tunnel, in un Francia-Inghilterra 7-1 del 1952 che fece Storia; i “maestri del calcio” umiliati in terra di Francia.
Quel giorno un giornalista lo battezzò “il Napoleone del calcio”.
Quel giorno Wicks, lo stopper albionico, finì la partita in lacrime e con le gambe attorcigliate nel tentativo di seguire le finte di Kopa.

In lacrime, dopo un Francia-Germania del 1954, finì anche Posipal; si racconta che il difensore teutonico che aveva fermato Kocsis entrò singhiozzando negli spogliatoi, in preda ad una crisi isterica.

Portò di peso lo Stade Reims alla finale della prima Coppa dei Campioni, ma niente potè contro lo strapotere di Di Stefano e compagni che s’imposero di misura per 4-3.

Santiago Bernabeu lo vide e non se lo fece scappare. Al Real nel suo ruolo c’era un certo Alfredo Di Stefano, che costrinse il Napoleone del calcio a giocare ala.
Ricamò calcio anche lì.

Nel 1958 portò la Francia alle semifinali del mondiale svedese, contribuendo all’exploit, sinora mai eguagliato, di Just Fontaine che marcò 13 reti in quella kermesse mondiale.

Di quel mondiale in terra di Svezia fu eletto miglior calciatore; nel Mondiale che rivelò al mondo il talento di Pelè il migliore fu Raymond Kopa che, a coronamento di un anno magico, ricevette anche il Pallone d’Oro 1958 succedendo nell’albo al compagno-rivale Di Stefano.
Nel 1959 finì secondo nella stessa classifica di France Football, dietro alla Saeta Rubia.

Questo, e tanto altro, è stato Kopa, fondatore anche di un sindacato di calciatori, gli ultimi schiavi nelle sue parole. Forse esagerate.
Ma se quel giorno non ci fosse stato quel lutto?

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