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Non dire parolacce! Cazzo!

Adoro il linguaggio e il suo potere. Il potere di creare e di distruggere. Saper comunicare è l’abilità più importante che deve sviluppare un essere umano per essere felice e per raggiungere qualsiasi obiettivo voglia porsi.

Comunicare in maniera produttiva non solo con gli altri ma anche e soprattutto con se stessi. Come comunichi con te stesso, le parole che utilizzi per affrontare le situazioni e le parole con cui ti “etichetti” determineranno i tuoi stati emozionali, incideranno sulle tue scelte e influenzeranno i tuoi risultati.

Esistono parole che vanno evitate come la peste. Parole che hanno un potere di autodistruzione pericolosissimo. Io le chiamo “parolacce”.

Ecco una cernita delle più pericolose:

  • “non ce la faccio”
  • “è troppo difficile”
  • “non ci riuscirò mai”
  • “sono fatto/a così”
  • “ho fallito”
  • “sono un/a fallito/a”

Ne esistono anche altre, ma concentriamoci su queste:

Non ce la faccio

Questa semplice frase, che per alcune persone diventa addirittura un intercalare, è molto pericolosa. Quando la diciamo e la ripetiamo varie volte iniziamo a creare una generalizzazione riguardo le nostre capacità di fare o non fare una cosa, di riuscire o meno in un intendo, di poter mai, anche con tanto sforzo e lavoro, raggiungere quello che ci siamo posti.

In questo caso se vengono associate anche emozioni depotenzianti quali: frustrazione, delusione, abbattimento, preoccupazione, ansia, ecc… si rischia di rendere questa generalizzazione una vera e propria convinzione.

Il nostro inconscio vuole sempre dare ragione alla nostre convinzioni e sai cosa farà?  Ci aiuterà a realizzarla. Se diciamo spesso “non ce la faccio” lui eviterà di darci quelle risorse necessarie per “farcela”.  Razionalmente vogliamo “farcela” inconsciamente lavoriamo per dare ragione alla convinzione “non ce la faccio”. Tecnicamente stiamo creando un auto-sabotaggio.

Ripetere sempre questa frase aiuta a raggiungere quella che viene definita: Incapacità appresa.

Questa “incapacità appresa” sta alla base del non sentirsi “portato per…”

E’ troppo difficile

Questa frase, come la precedente, rallenta l’apprendimento. A volte lo interrompe addirittura.

Questa frase si basa su un errore concettuale:

“Non esistono cose facili e difficili ma
cose che so fare bene e cose che non so fare bene!”

Questo lo racconto spesso ai miei atleti. Magari sono di fronte alla sfida di imparare un gesto tecnico che reputano troppo difficile e non si rendono conto che hanno nel loro repertorio abilità tecniche decisamente più complicate.

Mi ricordo quando ho seguito un calciatore e abbiamo lavorato sul diventare ambidestro. Lui reputava questa situazione “troppo difficile”, e infatti presentava molte difficoltà quando calciava con quello che reputava “non essere il suo piede”. Dopo un po’ di lavoro, mentale e sul campo, in soli 4 mesi è diventato ambidestro, sia sui passaggi sia sui cross che sui tiri. In soli 4 mesi.

La parte determinata dell’apprendimento è stato dare una differente interpretazione alla sfida. Trasformandola da “troppo difficile” in una “sfida eccitante”. Cambiato il suo significato e il suo approccio mentale si è trasformata anche la sua motivazione ed è aumentata la fiducia nelle sue capacità di diventare ambidestro.

“Ogni persona può imparare a fare qualsiasi cosa a patto di avere una motivazione sufficientemente forte, una strategia vincente e un tempo sufficiente lungo per allenarsi”

Non ci riuscirò mai

Questa frase, che assomiglia alla prima, è ancora più pericolosa. Rappresenta un “assoluto”. Non ci riuscirò mai significa creare la convinzione di non essere capace e di non poterlo essere mai. Il suo significato può essere tradotto come: “Anche se mi impegnassi con tutto me stesso, con il miglior maestro del mondo, con tutto il tempo a mia disposizione non ci riuscirei, allora io sono – incapace – ( che in alcuni casi significa – io sono sbagliato )”

Questa frase ha effetti disastrosi sulle proprie capacità, sulla propria motivazione e sui propri risultati.

Spesso, per chi la usa spesso, diventa un’incapacità pervasiva, cioè che pervade anche altri campi della vita. Si rischia di sentirsi incapaci di fare anche cose più semplici.

Sono fatto così

Vuoi essere infelice? Allora è la frase che fa per te! 😀

Quando una persona dice e/o pensa “io sono fatto/a così” sta dicendo – non posso cambiare perchè sono biologicamente e assolutamente fatto in questo modo.

Questa la possiamo considerare tecnicamente una CAZZATA

Questa frase è usata quasi sempre come “alibi”. Viene usata ogni volta che una persona non vuole impegnarsi a cambiare un aspetto del proprio carattere o delle proprie abitudini di comportamento.

Partiamo da una verità assoluta: Ogni persona può migliorare ogni aspetto della propria vita se lo vuole veramente.

Il carattere è solo la “fotografia istantanea” delle caratteristiche di una persona. Come ho specificato è un’istantanea. Dopo soli 10 giorni il carattere è cambiato, perchè questa persona ha fatto delle esperienze, ha acquisito nuove abilità, si è posta alcune domande e ha trovato delle risposte, insomma ha avuto un’evoluzione o un cambiamemnto.

La maggioranza crede che ogni persona ha un suo carattere immutabile. Ovviamente non è così!

Immagina tu un Dio dispettoso che decide il carattere delle persone in maniera preconcetta. Io lo immagino che guarda i futuri umani e, puntando il dito, dice: Tu sarai coraggioso, tu creativo, tu sarai un conquistatore, e tu … mmm … tu uno sfigato! 😀

Ho fallito – Sono un fallito

Se ci fosse una classifica delle frasi più depotenzianti o con un maggiore potere distruttivo questa la vincerebbe sicuramente.

Il Fallimento è solo un’illusione. Un’interpretazione creata dall’uomo per identificare, in maniera definitiva, un risultato negativo. Ma c’è un errore di fondo. Non esiste nulla di definitivo in natura e un risultato che per una persona è negativo per un’altra potrebbe essere positivo.

Se ti dicessi che uno dei tennisti più forti di tutti i tempi all’età di 17 anni, perde 2 tornei importanti al primo turno contro tennisti molto meno forti, rompe delle racchette e decide di lasciare il tennis. La maggioranza delle persone avrebbe etichettato quell’esperienza come un fallimento. Fortunatamente per chi come me ama lo sport, decise di ritornare ad allenarsi e alla domande del coach: cosa hai imparato? Disse: “Ogni volta che scendo in campo devo essere disposto a dare tutto me stesso per battere il mio avversario, indifferentemente se è un top 10 o un qualificato.”

Quell’evento negativo gli ha permesso per tutta la carriera di essere super concentrato nel match più rischioso per un top 10. Il primo turno!

Ha trasformato un’esperienza negativa in un Maestro!

“I fallimenti non esistono, esistono solo risultati”

“Ogni esperienza può essere vincente se utilizzi bene il tuo potere di creare significati produttivi”

Soluzioni e trasformazione del linguaggio

A questo punto, siccome hai letto più di 1000 parole meriti che ti dica come trasformare questo linguaggio depotenziante in un linguaggio potenziante:

  • “non ce la faccio” –> Come posso farcela?
  • “è troppo difficile” –> è una sfida!
  • “non ci riuscirò mai” –> Con il giusto impegno, le corrette strategie e la mia motivazione posso riuscirci!
  • “sono fatto/a così” –> Posso migliorare …( l’aspetto in questione )
  • “ho fallito” –> Questo risultato negativo può insegnarmi che…
  • “sono un/a fallito/a” –> io sono perfetto così come sono. Ho fatto un errore e devo migliorare …

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