“Tu non camminerai mai”. E infatti avevano ragione!

La rubrica Storie di sportivi oggi vuole raccontare non solo una Storia, ma anche un insegnamento. Rivolto a chi? Principalmente agli sportivi che, per una serie di motivi, pensano di essere stati sfortunati, di non aver goduto dei vantaggi che ad altri son stati concessi; quelli che dicono ah, se fossi nato in un’altra famiglia, da qualche altra parte…”. E così via. Queste persone spendono un mare di energie psichiche per trovare alibi, e non di rado cadono in quella patologia psicologica, ma non per questo meno validante, che la letteratura chiama “malato immaginario”.

La Storia (avete notato la S maiuscola?) che andrò a raccontare è quella di una persona che non avrebbe dovuto fare quel che ha fatto, visto che gli astri, il Caso, Dio o chi per essere sembravano aver congiurato contro di lei. Già, perché è una donna.
Non può ritenersi nata con la camicia una che nasce ventesima figlia, nel 1940, in una famiglia nera da qualche parte nel Tennessee. Le date e la collocazione geografica non sono messe lì a contorno, ma hanno un valore in questa Storia. Nel 1940, e per alcuni anni ancora, nel Tennessee (che noi ricordiamo per una celebre pubblicità di Dan Peterson) erano proibiti i matrimoni misti; non solo, questo è lo Stato che diede i natali al movimento del Ku Klux Klan, che solitamente i neri li impiccavano o li linciavano.

Ma la sfortune di questa bambine non finirono con i natali non proprio blu. La piccolina si prese la poliomelite. Quando arrivò il momento di camminare non camminò.

E i dottori direte? C’erano, ma il papà, che chiameremo Ed (peraltro si chiamava davvero così), che faceva il facchino cominciò a portarsela in spalla. Perché? Perché in quegli anni c’erano ospedali riservati ai bianchi e ospedali riservati ai neri. E quello ai neri distava 80 miglia. Ho già detto che Ed non aveva la macchina? Ed faceva avanti e indietro con quel fagottino sulle spalle due volte la settimana.

In molti avrebbero mollato, ebbe momenti di scoramento anche lui, ma qualcosa lo incitava ad andare avanti, a fare un passo in più. Ed non mollava perché sentiva che la figlia non mollava. Vedeva negli occhi della piccola la determinazione di una leonessa.

Non camminerà mai, o comunque non bene sentenziavano i dottori. Ma Ed continuava ad andare avanti e indietro.

A otto anni, la piccolina cominciò a camminare con un apparecchio correttivo, tipo quello di Tom Hanks in Forrest Gump.
Ma i medici avevano ragione: quella bambina non avrebbe mai camminato normalmente.
La bambina si chiamava Wilma Rudolph, e no, non camminava.

Wilma volava.

A 20 anni, alle Olimpiadi di Roma, le prime trasmesse dalla Rai, con una copertura di circa 120 ore in 18 paesi, Wilma commosse il mondo non solo partecipando alle Olimpiadi (in realtà lo aveva giù fatto nel 1956), ma vincendo tre ori nei 100m, 200m e nella staffetta. Ori conditi da altrettanti record mondiali.

Ecco quando pensate di non aver avuto le occasioni ideali e le giuste opportunità, pensate un po’ a cosa ebbe in dote alla nascita Wilma Rudolph.

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