I Campioni usano strategie opposte a quelle scolastiche!


Se l’uomo  si fosse basato sulle tecniche di apprendimento
che vengono insegnate oggi a scuola
staremmo ancora in cerchio davanti ad un fuoco a ipotizzare,
ovviamente solo teoricamente, la forma di una ruota.

Sempre più studi dimostrano che l’essere umano impara, istintivamente, attraverso alcune strategie ben precise. Fortunatamente, l’istinto dell’uomo, a volte è molto più forte della didattica utilizzata nei luoghi preposti, in teoria, all’apprendimento.

Fortunatamente, nel mondo, ci sono molte persone che non si accontentano di imparare secondo le indicazioni scolastiche e vanno oltre. Chiedono di più a se stesse e si comportano in maniera diversa, spesso opposta, a quello che imparano a scuola e diventano dei Campioni (nella vita, nella ricerca, nella comunicazione, come imprenditori, come formatori, come manager, come genitori, nello sport, ecc…)!

In questo articolo ti spiegherò quali sono i fattori che permettono ad una persona di imparare qualcosa ad un livello straordinario.

Prima di continuare ti consiglio di leggere il post sui “4 livelli di apprendimento + 1 per diventare un Campione

Killer dell’apprendimento da Campione:

Esistono alcune strategie scolastiche che inibiscono il vero apprendimento, permettono un apprendimento di base ma allontano dall’apprendimento dei Campioni! Vediamo le più pericolose:

  1. Errata gestione dell’errore
  2. Test con valutazione: risposta esatta 2, non rispondi 0, risposta errata -1
  3. Pessima gestione delle gratificazioni
  4. Troppa teoria con una pratica quasi inesistente
  5. Si crede ancora nel Talento e nel “portato per”

Ce ne sono tante altre ma queste sono davvero pericolose. La fortuna dell’umanità è che i Campioni ( o le grandi menti, o i grandi uomini e donne, ecc…) hanno deciso di imparare in maniera diversa.

1) Errata gestione dell’errore

Fare errori è fondamentale, senza gli errori non può esserci apprendimento. Partiamo da questo punto.

Come gestisce la scuola l’errore? Lo gestisce con questa logica di pensiero: Compito in classe, 10 domande da rispondere. Risultato 8 domande risposte bene e 2 errori.

Secondo te cosa verranno cerchiate le domande fatte bene o gli errori?

Ovviamente per la scuola odierna, vengono cerchiati, in ROSSO, gli errori. Quindi in un compito risposto all’80% bene l’unica cosa che vedrà il ragazzo saranno i 2 errori. L’insegnante ( in buona fede ma ignorante sulle tecniche di apprendimento che funzionano ) pensa che il ragazzo sarà stimolato a fare meglio. In realtà il ragazzo pensa di aver sbagliato il compito e di non essere bravo a fare …

Bisogna permettere agli studenti, come agli sportivi, di sbagliare liberamente e di poter imparare dagli errori.

Esiste una strategie vincente per una corretta gestione delle verifiche ( compiti, gare, appuntamenti, consegna lavori, ecc..) che si chiama: “Feedback produttivo” ( mi sa che un giorno dovrò scrivere un bel articolo solo su questo )

 

2) Test con valutazione: risposta esatta 2, non rispondi 0, risposta errata -1

Questa è davvero una grande caz… stupidaggine.

Questa tipologia di test significa: Rispondi solo alle domande dove sei sicuro di conoscere la risposta. Non tentare una risposta altrimenti rischi una penalità. Un po’ come dire, nella vita fai solo quello che già sai fare bene.

Se l’uomo avesse pensato così non ci sarebbe stata nessuna evoluzione. Oggi quei pochi sopravvissuti ( e non ne possiamo neanche essere sicuri ) starebbero nelle caverne.

L’uomo impara attraverso la sperimentazione, attraverso mille tentativi non riusciti. Qualche esempio:

Il bambino per imparare a camminare mica pensa: “camminare è una cosa che non so fare, non la faccio altrimenti se sbaglio ho una penalizzazione”. Il bambino pensa poco e agisce. Fa centinaia di tentativi prima di imparare a camminare bene. Li fa con un atteggiamento straordinario, circondato spesso da tanti tifosi ( gli adulti che lo incitano e lo aiutano emotivamente e fisicamente)

Se Thomas Edison avesse pensato con questo modello non avrebbe inventato la lampadina. Famosa è la sua frase, quando gli fecero notare che aveva fallito migliaia di volte, lui disse: “Ho trovato mille modi per non far funzionare una lampadina”. Thomas continuò la sperimentazione accettando gli errori come momenti utili e fondamentali per la scoperta e alla fine riuscì nel suo intento.

 

3) Pessima gestione delle gratificazioni

Chi come me studia le tecniche di motivazione e i modelli di pensiero più produttivi e vincenti sa che esistono 2 grandi forze motivazionali:

  • dolore
  • piacere

Siamo motivati a fare per allontanarci da un dolore ( fisico, emotivo o mentale) o per avvicinarci al piacere ( fisico, emotivo o mentale). La motivazione sul dolore è sopratutto una motivazione che funziona sul breve periodo, la motivazioni al piacere funziona anche su periodi medio-lunghi.

La scuola questa logica a volte la sfrutta bene ma in altri casi è devastante!

Motivare un ragazzo dicendogli che se non raggiunge la sufficienza verrà rimandato, anche se non piace ai ragazzi è una motivazione che può funzionare sul breve periodo. Ma solo sul breve periodo. Se l’insegnante, però, non è bravo a cogliere i miglioramenti utilizzando una comunicazione produttiva, rischia di perdersi l’effetto di quella motivazione iniziale che si è innescata.

Come dicevo, questa motivazione va bene sul breve periodo e per risolvere delle insufficienze. Ma per aiutare i ragazzi a raggiungere l’eccellenza , non è la motivazione sul “dolore” che funziona al meglio. Bisogna innescare le gratificazioni giustificate, i premi e le competizioni.

Per gratificazioni giustificate intendo ad esempio: “bravo hai fatto bene questo … e sono contento soprattutto perchè…, ora continua ad impegnarti, il prossimo traguardo per te potrebbe essere…”

 

4) Troppa teoria con una pratica quasi inesistente

tema_01_2016_bigLa vita, fuori dalla scuola ( per scuola intendo anche l’università ) è diversa da quella descritta sui libri. La vita è una continua gara, piena di imprevisti e di cadute, e piena di possibili premi e vittorie. La scuola dovrebbe preparare questi ragazzi a competere, a gestire le cadute, a chiedere di più a se stessi per raggiungere la vittoria.

Ecco perchè le persone che hanno praticato sport ad un buon livello ( agonisti per almeno 7-8 anni ) da adulti, nel mondo del lavoro, presentano una marcia in più, indipendentemente dalla scuola frequentata. Vale anche per le persone che abbiano fatto altre attività ma a grandi livelli come: teatro, musica ( dal vivo e davanti ad un pubblico ), lavoro con i propri genitori imprenditori, artigiani o commercianti, ecc…

La scuola ( l’università ancora di più ) si occupa di vomitare quintalate di teoria sui ragazzi, valutandoli sulla loro capacità di memorizzarle. La scuola non aiuta a saper fare, ma solo a sapere teoricamente. Finita la scuola, questi ragazzi, nella maggioranza dei casi, saranno catapultati in una realtà diversa da quella che hanno imparato e diversa da quella che hanno immaginato, trovandosi in serie difficoltà!

Questa è la ragione principale per la quale tra le persone di “successo” nel mondo del lavoro sono sempre meno presenti i laureati.

 

5) Si crede ancora nel Talento e nel “portato per”

Io resto sconvolto all’idea che il sistema scolastico e universitario non utilizzino una semplice scoperta fatta da alcuni ricercatori americani negli anni 50/60. Si hai capito bene oltre 50 anni fa!

Cosa hanno scoperto???

Che non esistono persone che nascono con il gene della “matematica” o di qualsiasi altra cosa. Il talento, così come lo intendono la maggioranza delle persone non esiste. Spesso frasi come “questo ragazzo non è portato per…” è solo una “sentenza” nefasta che non si basa su fondamenti scientifici ma che condiziona la crescita di un ragazzo.

Quello che fa la differenza non è il presunto talento o il presunto “essere portati o non portati per”. Ma le convinzioni del ragazzo, le convinzioni su cosa può imparare e a che livello, le convinzioni su quello che sa, di come lo sa e di come lo potrebbe utilizzare. I ragazzi che poi diventano Campioni nella vita sviluppano convinzioni produttive che li aiutano a fare di più ( moooolto di più degli altri, con un impegno straordinario ) e meglio della maggioranza dei loro coetanei.

La scuola è un ambiente FONDAMENTALE per lavorare sulle convinzioni. Gli insegnanti hanno un compito importantissimo per aiutare a formare delle convinzioni produttive ( che danno un vantaggio concreto ) in un ragazzo.

Purtroppo, la maggioranza degli insegnanti la logica delle convinzioni non la conosce, e fa danni molto importanti, anche se in buona fede e con le migliori intenzioni. Una logica che ha più di 50 anni. Per farla breve, gli insegnanti sono formati con tecniche di insegnamento vecchie di oltre 50 anni ( spesso più vecchie della loro età ).

 

Io adoro l’insegnamento e la formazione e tifo per gli insegnanti!

Nel mio percorso di studi ( dalle scuole elementari all’università ) ho avuto circa 60 tra maestri, insegnanti e professori ( non ho mai capito la differenza nel “titolo” ). Penso che abbiano davvero inciso sulla mia crescita personale meno di 10. Il resto è stato davvero di un livello basso, spesso grandi conoscitori ma pessimi insegnanti.

Quei pochi che hanno fatto la differenza, sono stati preziosissimi per me!

Quindi io tifo per quegli insegnanti, che non si accontentano dell’istituzione VECCHIA E STRAVECCHIA della scuola, ma vanno avanti con il cuore e la passione. Seguendo la loro missione di far crescere, davvero, i ragazzi che hanno in affidamento.

 

Invito agli insegnanti

apprendimentoSe sei un insegnante, un professore o un formatore, ho un invito da darti:

Vai oltre alle abitudini comuni ( quelle sono per formare pecore e persone purtroppo perdenti nella vita ), studia e impara le strategie di apprendimento dei Campioni. Lavora sulle tue capacità di comunicazione , di motivazione  e su come aiutare i ragazzi a sviluppare convinzioni produttive. Inoltre, rendi pratiche, divertenti e utili le lezioni che fai. Se i programmi non te lo permettono, vai oltre, fregatene e pensa che quei ragazzi pendono dalle tue labbra. Pensa anche che inciderai sulla loro crescita, nel bene e nel male.

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2 COMMENTI

  1. Caro Mauro, leggere quest’articolo è un balsamo per l’anima. Da anni ormai, nella mia attività di professore universitario, ho adottato le strategie da te suggerite. E sai qual’è la soddisfazione più grande? Vedere i miei studenti motivati, anche dopo una bocciatura.Ai test di verifica segno solo le domande giuste, e sulle sbagliate analizzo il contesto.Cerco di guardare aldilà del mero errore. Durante le mie ore di lezione i miei studenti non chiedono la pausa o di uscire per una sigaretta. Anzi, durante le pause che democraticamente facciamo, i ragazzi mi chiedono, mi parlano,cercano conferme e motivazioni. Io credo che ogni insegnante debba immaginarsi un coach, un allenatore che ha come obiettivo quello di rendere grande ogni singolo studente che si affida a lui. Spesso mi trovo in disaccordo con altri colleghi, eppure non so perchè ma alla fine del corso di Laurea, ogni anno, dei mie trenta studenti, almeno la metà mi chiede di essere loro relatore di tesi.
    Non voglio dilungarmi, ma credo che in questo momento l’unica formazione vincente è questa. Non possiamo essere cattedratici e pontificare senza empatia, senza motivazione, senza trasmettere passione. Non puoi raccogliere, se non semini.

    • Spettacolare Rina!!!
      Non immagini quanto il mondo della Scuola (università compresa) abbiamo bisogno di motivazione e coaching. Inoltre, se ci mettiamo tanta azione pratica (e un po’ meno teoria), ritorneremo ad essere il punto di riferimento d’Europa per la formazione.

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